giovedì 23 maggio 2013

Gatti che volano

Quando si fa ricerca scientifica bisogna osservare delle regole minime di comportamento ché senza quelle è proprio inutile il cimento, lasciate perdere, non è roba per voi. O forse state barando, non so. Cosa siano queste poche cose lo potete imparare leggendo ad esempio Cargo Cult Science, il testo del discorso inaugurale tenuto da Richard Feynman agli studenti del Caltech di Pasadena in occasione dell'apertura dell'anno accademico 1974–/75. Se avrete voglia di sfogliare quelle pagine apprenderete che un buon esperimento (o una teoria, se vi pare) per essere tale deve essere ben controllato, riproducibile e onesto. Se manca il controllo, se ti mancano pezzi di informazione, la riproducibilità non è garantita - non è difficile da capire - ma la cosa più importante di tutte è l'ultima, l'integrità scientifica, "un principio del pensiero scientifico che corrisponde essenzialmente ad una totale onestà, ad una disponibilità totale". Ecco, quando ho letto ieri di questa storia della "verifica indipendente" del funzionamento del dispositivo conosciuto come e-cat, ho subito pensato alla scienza del culto del cargo, un po' ho riso e un po' ho pianto.
In questa vicenda, secondo me, non è per nulla necessario far le pulci al papero (c'è chi lo sta facendo però e fa bene), basta solo dare una rasoiata di Occam, capire se quelle tre regole son state rispettate. È un esperimento ben controllato? No, i "verificatori indipendenti" osservano il dispositivo da lontano, acquisiscono dati e deducono robe senza sapere com'è fatto, non ci possono mettere le mani. È riproducibile? No, per il momento non lo è, i verificatori non sono di fatto indipendenti. È onesto? No, gli "inventori" non sono disponibili a fornire pubblicamente informazioni che hanno coperto con brevetto, riferiscono solo quello che gli garba e non quello che serve per giudicare fino in fondo il valore della cosa. Se posso aggiungere, mi pare che non sia neanche proprio limpido che ricercatori di enti pubblici usino parte del loro tempo per lavorare a mero vantaggio dei privati.
Ora, se le premesse son queste, calcolatemi la probabilità che quell'oggetto funzioni davvero. Io, cercate di capirmi, non ci voglio perdere altro tempo (lo avessero almeno scritto bene il papero, ma come si fa?).

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lunedì 20 maggio 2013

Il libro nel carrello

Ci sono alcune buone ragioni per comprare questo libro (che non ho letto ma che certamente acquisterò in più copie ché lo voglio regalare): il tema, che gli occhi van tenuti aperti e se ve li apre chi ne capisce è meglio; l'autore, che per me rappresenta l'ideale dello scrittore di scienza e affini, è un ottimo ricercatore, un divulgatore originale e competente e, per quel poco che l'ho conosciuto, un'ottima persona. Non si può dire che Dario si sottragga alla polemica, chi frequenta il suo blog lo sa, che non vi spiattelli in faccia quello che pensa ma quello che pensa e che scrive ha fondamento, ne dovete fare i conti e non vi basterà una battuta per smontarlo. Dunque compratelo e leggetelo, nessuno mi ha chiesto di dirvelo, lo faccio perché mi gira così, perché son fatto così.

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lunedì 13 maggio 2013

Tempo perso

Io che nella vita, per necessità e per vocazione, ho fatto più d'una cosa, in tutti gli ambienti che ho frequentato, tra tutte le persone che ho conosciuto, ne ho sempre incontrata almeno una che dopo avermi riempito di complimenti gratuiti mi ha chiesto se ero disponibile a fare qualcosa, ad accettare un eventuale proposta di collaborazione o di lavoro. Tutte le volte che è accaduto, tutte le volte che io ho accennato a un sì o a un parliamone, quella persona lì è sparita. Guardate che è una roba strana, mi è successo nella scuola quando mi han proposto un ruolo da supervisore dei laboratori di un certo circolo scolastico o nel mio lavoro più recente, quello che ora sto trascurando o forse abbandonando, quello di scrittore di cose di scienza. 
Io questa cosa non l'ho mai capita, non so se lo fanno per compiacerti o perché non valutano appieno le conseguenze della richiesta, magari si penton subito, non so davvero. Il fatto è che a me non importa nulla, non son mica promesse, a me importa solo l'educazione, ché se io ti rispondo non puoi sparire così, me lo puoi dire Scusa mi son sbagliato, che ci vorrà mai?
Ci ho pensato bene però e alla fine ho capito che davvero è tutta colpa della disponibilità, come atteggiamento di natura e come condizione di fatto, ho capito che non bisogna mai mostrarla, bisogna far finta di non aver tempo, bisogna non dare tempo. La prossima volta spedite la richiesta in carta bollata che io di tempo da perdere non ne ho più.

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