martedì 1 maggio 2012

Terra quanto vedi

"I ‘‘galantuomini‘‘, cioè i notabili discendenti da nobili famiglie feudali e coloro che avevano goduto prebende e privilegi durante il regno dei Borboni, anche se della vecchia nobiltà conservavano il nome privo del patrimonio sperperato per scioperataggine, o disperso nelle varie discendenze e ramificazioni, il popolo li chiamava ‘‘cappelli”. Venivano chiamati così, perché portavano i cappelli a differenza dei popolani che portavano i berretti. Sì proferiva quel nome con timoroso rispetto e insieme con odio. In una società fondata sull’economia agricola, nella quale il possesso fondiario era il sostegno del potere, chi più possedeva, più aveva potere. ‘‘Terra quanto vedi, vigna quanto bevi e casa quanto stai’’: è un proverbio calabrese che esprime tale concetto di valori. E la terra si conquistava con qualunque mezzo, lecito e illecito, legittimo e fraudolento; si otteneva per graziosa donazione d’un principe in compenso di servizi resi, o si usurpava con la frode e con la violenza alle libere comunità."
Fortunato Seminara (Maropati, 12 agosto 1903 - Grosseto, 1° maggio 1984)
da “L’emigrazione calabrese dall’unità ad oggi” a cura di P. Borzomati, Centro Studi Emigrazione, Roma, 1982, p. 306.

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